i protagonisti
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IL MILLENNIO
(testo e musica di Fabrizio Varchetta) - intro strumentale Bergamasco

L'indovino disse: "...non più mille" e il computer schedò poi i profeti
l'astrologo contò le stelle il satellite e altri pianeti.
Il cavallo corse mille prati, il motore creò le autostrade
l'uomo fece la guerra, il partito e la rivoluzione.
E i piatti videro la fame e la fame creò l'illusione
di un destino già predisposto dalla venuta di tempi migliori.
Il sole fece notti e giorni ed il millennio veloce passò
mille e non più mille se ne andò...

Il mercante volse ad Oriente poi la Cina divenne vicina
partirono navi per le Indie e l'America non fu sconosciuta.
L'Occidente con Cristo per scusa si mostrò come il meno civile
quelle navi portavano la morte e l'invasione.
La Chiesa creò i tribunali per bruciare ogni fantasia
la politica divise la gente, la TV ci mostrò altre eresie.
La storia la fecero tutti ed il millennio veloce passò
mille e non più mille se ne andò...

Il Profeta sigillò il suo scritto e il futuro poi si spaventò
la Chiesa si scusò col Dotto ogni impero si disintegrò.
Il progresso fu si una medaglia ma di un rovescio di distruzione
e la gente continua a sperare in un mondo migliore.
I Profeti di mille ideali dettarono mille strade
i piatti chiedevano cibo i cuori tempo per amare.
Con le menti verso le speranza il millennio veloce passò
mille e non più mille se ne andò...

Nel cd hanno suonato:
Robby - voce e cori
Agu - basso
Dema - batteria
Marzia - chiatarra e mandolino
Manu - violino e flauto
Luigi Felici - banjo
Paolo Simonazzi - gaita galiziana

COCAINA FUNKY BAR
(testo e musica di Fabrizio Varchetta)

Le luci spente di finestre oscurate,
le mani fredde a cercare calore,
solo paure come spine d'argento
pungono i resti di un grande silenzio.
Un uomo va sulle montagne,
aspetta cose che non capisce,
ma lui non sa dire di no
che non potrà mai dire che può.
Chiude una porta una mano amica,
chiude le stanze della paura,
ed un bambino cresciuto nel mondo
guarda e non sa che cosa dirà.

Sai Capitano io devo andare al Cocaina Funky Bar, 
c'è una ragazza che ci lavora
e con il tempo ci gioca ancora.
Sai Capitano io devo andare al Cocaina Funky Bar,
dove la gente non ha problemi
ma sono angeli senza catene.

Sola è la neve sulle montagne,
solo è il vento delle colline,
non una nebbia cresce nel tempo
non una mano nella paura.
Canta l'uomo sulle rotaie
aspetta il treno delle rovine
porta lontano non ha stazioni
ma solo fiamme che cantano al mondo.

Sai Capitano io devo andare al Cocaina Funky Bar, 
c'è una ragazza che ci lavora
e con il tempo ci gioca ancora.
Sai Capitano io devo andare al Cocaina Funky Bar,
dove la gente non ha problemi
ma sono angeli senza catene.

Nel cd hanno suonato:
Robby - voce
Agu - basso
Dema - batteria
Marzia - chiatarra
Manu - violino
Luigi Felici - banjo
Paolo Simonazzi - organetto
e arpa celtica

IL VANGELO SECONDO EDOARDO
(testo di R. Bragazzi - musica di E. Reverberi)

In un paese lontano la gente vestita a festa 
si precipitò alle nozze danzando e gridando evviva 
due uomini, lo stesso nome turbarono il predicatore
quando scambiarono gli anelli simbolo del loro amore.

“Il destino d’esser sovrano m’impone il giudizio e la crudeltà
per quel figlio così snaturato che mena in piazza la diversità
che se il grande concepitore ci tenesse a sua maestà
doterebbe il futuro regnante di un altro poco di virilità….”

Tralalalalla – Tralalarero….. (4 volte)

….come il sogno del primo mattino rivela e confonde l’identità
da una porta socchiusa nel mese di maggio compresi la verità:
“io vi amo, vi servo, vi adoro da dieci anni vi porto nel cuore…”
diceva quell’uomo indecente al mio caro figlio nell’intimità.

Dopo ventitrè anni di regno due mogli, tre figli e la celebrità
dopo aver combattuto: baroni, sovrani e ladroni…senza pietà!!
alla fine sarò ricordato come il padre dell’effemminato 
che succhiava la vita all’amore e pure la minchia del suo precettore.

Tralalalalla – Tralalarero….. (4 volte)

Nel cd hanno suonato:
Robby - voce
Agu - basso
Dema - batteria
Marzia - chitarra e mandolino
Manu - violino e flauti
Paolo Simonazzi - ghironda,
cornamusa scozzese, mandoloncello,
mizar e tamburello
Cristian Rebecchi - bombardino

LA CANZONE DEL RIVOLUZIONARIO
(Testo di Roberto Bragazzi - musica di Emanuele Reverberi)

Un giorno come tanti attraversando un' officina
un Profeta lugubre mi disse: "..o tuche canti,
ho esaminato a lungo la tua rivoluzione,
ho condiviso a lungo la tua ribellione,
va bene il cambiamento, ma tu sei un gran coglione!"
Ma l'anima ribelle che scuote le passioni,
diabolica ed oscena destò in me un sorriso,
chi osa ritardare la mia rivoluzione,
chi osa scongiurare la mia ribellione,
ha chiuso con la vita, si faccia il funerale.

Ed eccitò le folle con armi e munizioni, 
idioti, pazzi, martiri, salite ora sull'onda,
che porterà la nave sull'isola del nulla,
e marceremo insieme con la bandiera in mano,
si presentò una donna, gli disse: "...io ti amo".
"Amore vorrei essere moglie di un Generale,
che senza truppe e guerre mi dia 6 figli al mese."
Non v'è coraggio donna nei tuoi desideri
e il vento sputa e chiama la mia rivoluzione
ma prima che io vada si faccia il funerale!

Un giorno come tanti dimenticò la strada,
davanti a quel silenzio non seppe cosa fare
nè donne nè Profeti, nessuno da ammazzare,
di fronte a quel fucile che non può più parlare.....
partì l'ultimo colpo per l'ultimo funerale.

Nel cd hanno suonato:
Robby - voce e cori
Agu - basso
Dema - batteria
Marzia - chiatarra e mandolino
Manu - violino
Luigi Felici - banjo
Paolo Simonazzi - ghironda

MINERVA
(testo e musica di F. Varchetta)

Minerva fiore di sole aveva una figlia che cantava
e da mattina a sera nella casa di via dei Lampi
sentivi la sua voce i suoi giochi di bambina
prima che la gente le rubasse i fiori nei campi.

Minerva fiore di sole con un uomo che se ne è andato
avevano dei progetti che non hanno mai sentito
avevano occhi insieme e parole per la sera
i gatti sul balcone che giocavano con un vestito. 

Minerva fiore di sole provò a toccare l’orizzonte
prese la figlia in braccio e poi tese la mano
ma la gente che guardava iniziava a non capire
perché a chi ha la vita stanca non può correre lontano.

Minerva fiore di sole salì un giorno in cima al monte
portò con sé le cose che aveva accarezzato
ormai la figlia grande rincorreva le occasioni
ma presto fiore di sole sull’orizzonte avrebbe giocato.

Nel cd hanno suonato:
Robby - voce
Luca Cattani - chitarra classica
Quartetto d'archi:
Manu - violino
Valeria Biuso - violino
Elisa Giordanella - viola
Deborah Walker - violoncello

IL GIORNO DEI GIORNI
(testo e musica di Fabrizio Varchetta)

L’ultima notte che ho sognato gettavo grano dalle mani
in fondo ai camminamenti dietro alle luci dei riflettori.
In questi giorni di catene puoi anche scegliere di non partire,
qui ti fanno gli oroscopi alla speranza poi la chiamano libertà.

A volte è bello aprire tutte le stelle
contarsi le notti e contarle una ad una.

Verrannotempi migliori se avrai il coraggio di andare
migliori di questo giorno dove tutto è dovere
verranno tempi più buoni verranno giorni di festa
più belli di questo giorno di questo giorno dei giorni.

E potremmo contarci le notti contarle una ad una
ma sperando che l’ultima nata sarà madre di fortuna
nella casa di mio fratello entrarono con i fucili
mostravano i denti come cani e si sentivano leoni.

A volte è bello aprire tutte le stelle
contarsi le notti e contarle una ad una.

Verrannotempi migliori se avrai il coraggio di andare
migliori di questo giorno dove tutto è dovere
verranno tempi più buoni verranno giorni di festa
più belli di questo giorno di questo giorno dei giorni.

Se ti hanno confuso l’alba col tramonto
così come ti hanno già confuso la verità
in questi giorni di mezzo puoi anche scegliere di non partire
ma fuori c’è già pioggia e hanno bruciato i libri di ieri.

A volte è bello aprire tutte le stelle
contarsi le notti e contarle una ad una.

Verrannotempi migliori se avrai il coraggio di andare
migliori di questo giorno dove tutto è dovere
verranno tempi più buoni verranno giorni di festa
più belli di questo giorno di questo giorno dei giorni.

Nel cd hanno suonato:
Robby - voce
Agu - basso
Dema - batteria
Manu - violino e piano
Biccio - sax contralto
Luigi Felici - chitarra
Eusebio Martinelli - tromba
Donald Castagnetti - trombone

MOSTAR
(testo di M. De Matteis e musica di M. Cari)

Solo case diroccate segnan vie senza nome
primavere, estati, inverni di un colore sono ora.
Piange il bimbo di una madre che mai più saprà toccare
bimbo sì ma ormai comprato per la voglia di un soldato.

Che per colpa dell’onore lascia figli senza nome,
che per colpa della patria li ucciderà.
Sento nascere dal cuore sento l’aria
il respiro di una quercia presto nascerà.

Neve bianca su quei fiumi, cala il freddo sulla gente
dignità chiamata uomo ma tanti resti nella mente.
Gente libera si sa ma con la voglia di rifare
fare case strade scuole ma ormai tutto è da cambiare.

Difficile pensare ai nostri avi
come simboli divini della vita
però credo alle cose che hanno detto
alle cose che hanno fatto e che non sento più.

E noi musici che ancora san di niente
malati di canzoni canteremo per voi cantautori senza fine.
State urlando al vento e al mare l’amore che portate
per l’arcobaleno in cielo che vedrete salirà.

La paura che mi assale quando vedo
quella porta un po’ socchiusa presto s’aprirà
sento nascere dal cuore sento l’aria
il respiro di una quercia presto nascerà.

Nel cd hanno suonato:
Robby - voce
Agu - basso
Dema - batteria
Marzia - chitarra
Manu - violino e viola
Luigi Felici - chitarra classica e solo
Paolo Simonazzi - organetto

ALLA FIERA DELLE BANALITA'
(testo e musica di L. Felici)

Alla fiera delle banalità
c’è chi viene e va
e non compra niente
di questo presente.
Alla fiera delle banalità
vendono solo falsi
ma li comprano tutti
per poter spendere i soldi.
Alla fiera quella là,
ci si porta appresso
il pecccato grande
dello spirito perso.
Alla fiera e che fiera,
c’è un carretto rotto
però ha 16 valvole
ed il fiato corto.

Ed io non so cosa dicono le parole
ed io non so quanto costa ogni cosa
ed io non so se questa poi è la strada
ed io non so se il cielo in fondo è rosa.

Alla sagra del banale,
non si accorgon molti
della pioggia triste
che lava tutti i volti.

Ed io non so cosa dicono le parole
ed io non so quanto costa ogni cosa
ed io non so se questa poi è la strada
ed io non so se il cielo in fondo è rosa.

Nel cd hanno suonato:
Robby - voce
Agu - basso
Dema - batteria
Marzia - chitarra
Manu - violino
Luigi Felici - balalajka e chitarra
Paolo Simonazzi - cucchiai
Agu, Marzia e Luigi - mani finali

FISCHIA IL VENTO
(Canzone Popolare)

Fischia il vento infuria la bufera
scarpe rotte eppur bisogna andar
a concquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir
a concquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir.

Ogni contrada è patria del ribelle
ogni donna a lui dona un sospir
nella notte lo guidano le stelle
forte è il cuor e il braccio nel colpir
nella notte lo guidano le stelle
forte è il cuor e il braccio nel colpir.

Se ci coglie la crudele morte
dura vendetta sarà del partigian
ormai sicura è la dura sorte
del fascista vile e traditor
ormai sicura è la dura sorte
del fascista vile e traditor.

Cessa il vento calma è la bufera
torna a casa il fiero partigian
sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi alfin liberi siam
sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi alfin liberi siam.

Nel cd hanno suonato:
Ariondela - Coro introduttivo
Robby - voce
Agu - basso
Dema - batteria
Marzia - chitarra
Manu - violino
Luigi Felici - chitarra e balalajka

LA BALLATA DELL'AMORE CIECO (O DELLA VANITA')
(testo e musica di F. De Andrè)

Un uomo onesto un uomo probo
tralalalallalalallallero
s’innamorò perdutamente
di una che non l’amava niente.
Gli disse “portami domani”
tralalalallalalallallero
gli disse “portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani”.
Lui dalla madre andò e l’uccise
tralalalallalalallallero
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.

Non era il cuore non era il cuore
tralalalallalalallallero
non le bastava quell’orrore
voleva un’altra prova del suo cieco amore.
Gli disse “amore se mi vuoi bene”
tralalalallalalallallero
gli disse “amore se mi vuoi bene
tagliati dei polsi le quattro vene”
le vene ai polsi lui si tagliò
tralalalallalalallallero
e come il sangue ne sgorgò
correndo come un pazzo da lei tornò.

Gli disse lei ridendo forte
tralalalallalalallallero
gli disse lei ridendo forte
“l’ultima tua prova sarà la morte”
e mentre il sangue lento usciva
e ormai cambiava il suo colore
la vanità fredda gioiva
un uomo s’era ucciso per il suo amore.

Fuori soffiava dolce il vento
tralalalallalalallallero
ma lei fu presa da sgomento
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato
quando a lei nulla era restato
non il suo amore non il suo bene
ma solo il sangue secco delle sue vene.

Nel cd hanno suonato:
Robby - voce
Agu - basso
Marzia - chitarra
Franco - fisarmonica
Manu - violino e mandolino
Kaba - spazzole
Luciano Gaetani - bozouki e tamburelli
 
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